soave senza forma

stanca, scrivo con altre parole questa sera, parole di altre persone, sempre per quel processo serale di distacco profondo dalle cose.
Pessoa m'esplode sempre nell'anima e scava solchi nella percezione e nel disegno degli scenari che percorro durante le mie giornate. oggi ognuno di questi scenari è una tempera sotto l'acqua.
fuori piove ancora, ma mi manca il ticchettio forte sul vetro della mia finestra, mi manca l'assolo piovoso al risveglio la mattina.


una danza di pochi colori suona nell'anima, pianoforte a righe, e pensieri che vorrebbero in realtà sciogliersi sulle strade vuote per arrivare più in là, sotto la luce dei lampioni e saltando al passo di un tango nostalgico di pozzanghera in pozzanghera.
il riflesso sulle strade bagnate duplica tutte le cose, mondo a testa in giù dove ugualmente la fine non ha forma.
mi lascio poche parole da gustare alla sera, quando il silenzio è presenza.


allora, nella spiaggia il cui unico rumore erano le onde o il vento che passava alto come un grande aeroplano inesistente, mi abbandonavo a un nuovo tipo di sogni: cose informi e soavi, meraviglie dell'impressione profonda, senza immagini, senza emozioni, pulite come il cielo e le acque, che vibravano come i flutti di un mare che si erge dal fondo di una grande verità; tremulamente, di un obliquo azzurro in lontananza che nell'avvicinarsi diventa verde con trasparenze di altri toni verde-sporchi, e dopo aver infranto stridendo le mille braccia sfatte e averle allungate in sabbia bruna e spuma sbavata, congregando in sè tutte le risacche, i ritorni alla libertà dell'origine, la divina nostalgia, le memorie, come questa che senza forma non mi duoleva: nostalgia di uno stato anteriore, felice perchè buono o per qualcos'altro, un corpo di nostalgia con anima di spuma, il riposo, la morte, il tutto o il niente che come un grande mare circonda l'isola di naufraghi che è la vita.
E io dormivo senza sonno, ormai lontano da ciò che sentendo vedevo, crepuscolo di me stesso, rumore di acqua fra gli alberi, quiete dei grandi fiumi, freschezza delle sere tristi, lento palpitare del petto bianco del sonno infantile della contemplazione_b e r n a r d o s o a r e s

3 commenti:

Ely ha detto...

Un sonno lungo un inverno.. un lungo silenzio assordante e scandito da lacrime di cielo: confortante, irriverente, tuo.. solo tuo. Presto arriverà anche il sole che ti illuminerà di energia, allontanando quella dolce nostalgia che ti fa sentire in una (illusioria) casa di ragnatela. Un abbraccio forte <3

Berry ha detto...

Quando il silenzio si fa umano e assume sembianze che conosciamo bene, diventa il nostro compagno e ci abbraccia, fino al nostro dormire.
Bacino

Mammazan ha detto...

Devo dire che il silenzio mi è quasi sconosciuto...grazie alla mia nipotina cinguettante di continuo...
Grazie per la visita graditissima ..sono molto contenta che tu abbia trovato una torta adatta per festeggiare il tuo compleanno..
Auguri vivissimi per i tuoi meravigliosi trent'anni!!!

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