grana disturbata

"sera, sera dolce e mia!
...
non son più che sguardo,
sguardo sperduto, e vene".

Sibilla Aleramo




troppe informazioni. troppe parole. confusione. 

basterebbe qualche ora un pò più a sud, questo il pensiero quotidiano da almeno una settimana. 

rilke scrive ‘a poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine, per nascervi dopo, e ogni giorno più definitivamente’. penso quel a poco a poco comprenda uno spazio e un tempo importanti: i vuoti.

il mare e i vuoti sono la culla della vita nuova.
dunque la questione forse non è il sud, la questione è il mare: basterebbe qualche ora davanti al mare, perchè i vuoti, alla sera, nelle trame della sua quiete, sempre riesco a trovarli.





foto_g i a n n i b e r e n g o g a r d i n

digressione_gianni berengo gardin.
quel che amo dei suoi lavori è la grana disturbata, dai contrasti ineludibili.
le sue foto davanti al mare sembrano fatte di sabbia rappresa dall’acqua.

io il mare lo guardo allo stesso modo. la grana delle cose cambia, tra mille increspature. 
cambia anche la mia, si stropiccia, si sfilaccia. tra la terra, il mare e il cielo. le voci del sud che mi chiamano a certe ore del giorno, calde, orizzontali, piene di sabbia e sole, di tramontana e oleandri e la luce del nord che mi lusinga con la sua luce pulita, chiara, i suoi colori brillanti e vividi.

quella linea sottile tra mondi contrastanti sempre ci percorre nel profondo,passando dalla carne ai pensieri passando per la carne.

ogni giorno diventiamo un pó di più quel che siamo realmente.



Torino, bicerin e nuvole


Torino, 4 maggio 2018



il ritorno è come il sesso dopo tanto tempo, tutti i sensi lentamente si risvegliano dal lungo e infinito inverno per ricostruire i rapporti tra distanze, spazi e i tempi del contatto.
ci vuole tempo per riprendere una certa confidenza con un corpo di cui si conoscono comunque forme, odori e umori, di cui si sa dove toccare, come farlo e quando, quanto spingere e quanto aspettare. come calibrare il respiro. 
c'è un lungo silenzio, fatto di tutte le attese e le aspettative e le paure del mondo, che si sono accumulate per anni e ormai costituiscono una sorta di corpo, compatto, duro e inalienabile, immobile, in attesa di un cenno. 
per poi infine sciogliersi e spalmarsi come una crema appiccicosa ovunque.
e ci si ricorda di nuovo all'improvviso dove cominciamo e dove finiamo. dove finisce il piacere e dove finisce il mondo. di come si stia nudi di fronte a qualcuno. tutto esposto, a un sorriso e a una carezza. 
lenzuola e nuvole.
belle cose.

il bicerin denso mi guarda, dal fondo di cioccolato. lo guardo anche io e sono ancora lì, a sbrogliare l'associazione generale col sesso dal caffè e dalla brioscia.
tra le zone di comfort e le salvezze personali. di riconoscibilità, archetipi e storia, tranelli sparsi. riavvicinamento alla memoria antica e intatta (come polle tra l'erbe diceva qualcuno).
un rapporto autentico dove tutti siamo vincitori e tutti siamo vinti.

fuori piove e il legno dentro il locale è più scuro che mai. alla luce della candela sul tavolo un tempo lontano, lontanissimo. di maniere e formalismi, distanze certe e definite. una signora elegante, con un impermeabile manica 3/4 maculato, coperta d'oro dalla testa fino ai piedi, chiacchiera con delle pause insostenibili, la ascolto per un pò e quasi mi perdo nella sua permanente: seria, composta, intatta. 
accanto a lei arriva buffo un gruppo di ragazze orientali, rumorose e poco abituate al senso dello spazio dell'acustica di un locale simile, coi cappelli alla chaneldegliyankees di un giallo fosforescente che vicino al maculato della regina Mida fa tutto all'improvviso un gran fracasso. 





tutto questo stridore combatte con violenza la morbidezza della brioscia sul tavolo. la difendo strenuamente tornando alla zona comfort.
sono sobria e lucida, ne sono certa, ma non sorride quasi nessuno, che peccato.
tranne me, che sono arrivata al cioccolato fondente, amaro quanto basta come dopo l'amplesso cominciato prima, quando si ritorna lucidi. è una questione di qualità diceva qualcuno.



piove, come quasi cinque anni fa, ma questa volta la città è tutta mia e non vi è nessuna paura tra i miei pensieri, che sono limpidi, puliti e non hanno voglia di altre cose.


Iggy Pop e la musica francese


Ci sono due
gatti che si guardano
si sfidano,
attratti dalla stessa femmina.
Si guardano a lungo
senza muoversi,
immobili.
Poi si voltano e si
allontanano
in direzioni opposte.
Non ne vale la pena.
Nati per lasciar perdere.

Vincenzo Costantino




'elegance is an attitude', diceva qualcuno.
qualcun altro dice che nell'incontro c'è una grande volontà al di là del caso.
poi c'è chi afferma che mica si è sempre pronti per le cose o che in generale e nel profondo accettiamo e siamo pronti per le cose che sentiamo di meritare.

qui pausa aciascunolesuedigressioni

io penso sinceramente che per la bellezza sia necessaria una qualche educazione, un fornire gli strumenti per riconoscere e scegliersi il linguaggio che pensiamo ci assomigli e lasciare andare il resto.
lasciare andare è un regalo di libertà ed è una scelta di libertà.
è lasciar andare le guerre spesso, che semplicemente mica vale la pena per tutto. 

'Lasciar perdere è fiducia, misericordia, rispetto della vita altrui', ho letto oggi.

e oggi è un giorno fortunato: stamani è arrivato a casa 'Nati per lasciar perdere' di Vincenzo Costantino, lo aspettavo da tempo. 
scopro poi un disco di Iggy Pop che mi sta regalando attimi di pura bellezza e amore per il creato. 
e menomale mi dico, così mollo finalmente Brunori, che non mi molla da due settimane e sostituisco un innamoramento musicale tossico con un altro, che questo è il segreto.

immagine tratta dal video 'Iggy Pop: around Après'




Après: un album capolavoro, ma se non avete del vino a disposizione aspettate ad ascoltarlo.
ci vuole un terreno morbido per far atterrare Iggy Pop che canta in francese, con quella voce che plana su tutto con una bellezza e un'eleganza trasversale, come un dinosauro che balla il valzer nella maniera più bella al mondo, a cui perdonerete tutto e per cui chiederete perdono in merito a tante cose. 

a volte servono chiavi in diagonale per volare danzando sulle cose della vita, soprattutto su quelle che definiscono il modo che abbiamo di relazionarci e per dimenticarci di un qualsiasi senso del tempo e dello spazio e della forma per come li conosciamo.

oggi lasciamo perdere tutte queste cose.