torno a sud

cammino 
un sabato mattina che per pigrizia del mondo assomiglia a una domenica.
non schivo neanche i rami, carichi di fiori e di foglie.
sabato di giugno, sole e brezza leggera. 
magari, penso, dietro quel campanile c'è il mare.

e lo vedo, alla fine di Bridge street, il mare. riesco a vederlo benissimo e riesco a sentire il rumore dell’acqua.
vedo un caffè in piedi a un bancone di legno, scalza, con il fastidio familiare della sabbia tra le dita dei piedi.


all'improvviso sono ferma in quell'istante per cui delle cose che mancano a un certo punto si fa quella istantanea e allo stesso tempo infinita malattia, che si attacca alle catene del collo col dolore eterno di una madonna.

quella malattia si chiama sud
come una febbre che con coscienza si immischia nella testa con una sensazione fatalista, di destino ineffabile.

non ha durata, solo un malessere intimo e pungente che scava lo stomaco.

il sud, la finestra aperta verso il mare in lontananza e le cicale, la finestra avuta da sempre, come un diritto naturale che viene dall'appartenenza a un luogo.



ferdinando scianna_la finestra sul mare

Caeiro scrive: io ho la dimensione di ciò che vedo e non la dimensione della mia altezza.

mancato quel diritto oggi mi trovo senza quella dimensione, sdraiata come le ombre lunghe di questi luoghi, un pò più lontana dal cielo.

oggi il sud, il 
“bussare alle persiane di visioni” (camera a sud_v i n i c i o c a p o s s e l a), bussa come un miraggio.
sento come fiondarmi sul collo quella pena dell’anima cieca e sorda che si ciba dell’afa e dell’ora pesante al primo pomeriggio di agosto.
mi brucia la schiena e mi brucia la faccia. 
ho una goccia di sudore salata tra il naso e le labbra.
sono scalza, lino bianco sulle gambe, fresco, 
rialzato sulle cosce calde come il lastricato sotto il sole.

questa giornata finisce ora, con la febbre nell'intimità che pulsa come un desiderio irrefrenabile.
abbandonata, come la battigia sotto l’onda.
come l'aurora, pigra e languida come un risveglio senza fine, e come il seno nudo sdraiato sul letto alla sera.
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