Partire è tornare, una serata per raccontare altri ritorni

«Perché mai siete allora lì in sella, e cavalcate per terre pestifere incontro ai cani infedeli?» 

Il marchese sorride: « Per ritornare...» 


da La ballata su l'amore e su la morte dell'alfiere Cristoforo Rilke di Rainer Maria Rilke





'Partire è tornare' è il titolo della manifestazione che Carfizzi ha ospitato il 17 agosto. una serata che ha parlato di emigrazione, di viaggi, di partenze e ritorni, con la volontà di cominciare a raccontarsi per vivere altri ritorni te hora, insieme. 


ph Andrea Lidonnici


da PensieriParole <https://www.pensieriparole.it/aforismi/frasi-citazioni-viaggi-vacanze/frase-86861>
una serata magnifica, con uno scenario reso magico dai colori delle coperte al telaio su ogni sfondo della piazza, stese contro le luci calde di un tramonto di agosto. 
e poi le ruote delle cohe delle bambine che vi hanno danzato al centro, i musicisti arrivati all'improvviso dai vicoli attorno la piazza: uno strumento per vicolo e gli occhi sognanti dei presenti a cercarli tra la folla. 



ph Andrea Lidonnici

per un attimo molto lungo siamo tornati tutti bambini in qualche modo.


ph Andrea Lidonnici

ph Andrea Lidonnici

ph Andrea Lidonnici


questi sono stati gli incontri di quella sera e la sorpresa pensata e regalata ai presenti, come una bellezza che è nostra e che parla del nostro senso di appartenenza a questo paese, di quello che siamo e che siamo stati.
una serata resa possibile dalla Consigliera di Parità della Regione Calabria Antonietta Stumpo, la Consigliera del Comune di Carfizzi Giovanna Macri e il Sindaco di Carfizzi Carmine Maio, e che ha visto la presenza dell'ambasciatrice del Kosovo Alma Lama e di Mario Bellizzi, che ha introdotto la seconda parte della serata.

Partire è restare’ ha parlato per lo più con voci femminili, voci legate al paese da sempre, per storia familiare o semplicemente per caso o scelta. donne che sono partite, a volte tornate, e che continuano ciclicamente a partire e tornare. donne che hanno imparato ad amare questo luogo, nel tempo, trovandovi una forza e una dignità superiore, una fermezza, un posto rivelatosi insostituibile.
e in piazza c’erano anche le donne che sempre sono restate, quelle che hanno tenuto i focolari accesi quando gli uomini sono partiti. quelle che custodiscono quelle stesse coperte come il vero tesoro di Carfizzi che è la loro memoria. 
donne che hanno avuto voglia di raccontarsi e di raccontare una storia alle persone. di raccontare l’altra hora che si è sparsa al di là della Lucarela, una piccola fontana naturale al limite del paese oltre la quale, come dice mia nonna, ci si poteva poi dimenticare del paese stesso, degli affetti e delle persone.
<< Këto burra ç' vejin te Merika, pijin ujië te Lucarela e harrohëshin ka shoqiat >>..ma questa è già un'altra storia.

queste due realtà, queste due hore vogliono raccontarsi e devono imparare a farlo, perché si superi il senso di abbandono dopo le partenze da parte di chi resta e di chi parte.

sono storie che raccontano Carfizzi come terra eccellente di migranti da secoli, una terra che è mobile, come tutta la terra calabra. mobile per territorio e per caratteristiche geologiche e mobile per la gente che se ne va, ma che mai parte in verità e mai torna, e che rafforza un mio pensiero costante: la gente sempre finisce con l'assomigliare al posto da cui viene. 
sono anche e soprattutto storie di sud, di sentimenti di sud: di nostalgia, di caos e di disordine. è un mondo di cui se ne parla poco, da sempre, e in un modo non corretto fino in fondo. 

e le coperte non sono un caso, chiaramente. 





"C’è un riserbo particolare nel modo in cui le donne più anziane guardano e sfiorano con le mani le lenzuola, le stirano, le ripongono, le piegano; una pudicizia antica che si addentra fin nella trama del tessuto, che sia il morbido cotone o il lino più ostico dei coprimaterassi.
Quella pudicizia ha un profumo particolare, che è quello del tempo che mai passa, il tempo cui resiste il lino, cui resiste anche il ricamo, cui resistono i fiori intelaiati secondo un disegno antico.
Ordito, una parola che racchiude l’incanto dell’inizio e l'architettura di un ordine, affinchè il disegno possa incominciare.
In una coperta al telaio vi è un mondo, un mondo pensato, studiato, misurato, fin nel dettaglio; un mondo che viene dalla terra; il mondo dei colori, di una gerarchia precisa; un mondo di suoni e parole che più non esistono, che più non si dicono.Qui sta una parte della bellezza di Carfizzi. Una bellezza che nasce dalle mani di donne che sanno, che vedono, che insegnano, che aspettano, che lavorano, che disegnano, che sognano, che osservano", 


e in questa serata si è inserita la presentazione del mio libro, il cui titolo peraltro ne è stato la stessa traccia, un libro che in fondo non sarebbe mai nato senza queste donne e senza le persone che ho incontrato nel mio percorso. come non sarebbe mai nato fuori da Carfizzi, perché questa storia, la mia storia, parte da qui, passa da Firenze dove ho vissuto a lungo e arriva in Inghilterra, dove attualmente vivo.
io per ora sono tra queste partenze e questi ritorni. 

partire è restare, ritornare è restare.
e noi partiamo per ritornare, viaggiamo per re-incontrarci e per ricreare degli spazi in cui ci ricordiamo da dove veniamo. e quel ricordo ci tiene uniti.
ritorniamo in vuoti che hanno bisogno di essere riempiti ma che in quanto vuoti danno ancora la possibilità di essere reinventati senza essere travolti da scelte lontane da quello che i luoghi in realtà sono. questi vuoti danno ancora la possibilità di operare delle scelte sul territorio.
abbiamo una responsabilità nei confronti nostri e degli altri che è la memoria, e abbiamo una responsabilità nei confronti della nostra storia e di questo paese, che ha bisogno di essere percorso nel cuore più antico per essere compreso, per immaginarsi una storia diversa da quella di oggi. la nostra storia ha bisogno di essere narrata e resa attuale, con il linguaggio che i suoi luoghi hanno da sempre.

questa serata vorrebbe essere in realtà l’inizio di un percorso di idee e di iniziative che vedono tutti tornare per festeggiarci, narrarci ancora e di nuovo, in un modo che inviti altre persone a visitare questi posti, per sentirne parlare anche con parole nuove. e in questo senso si è rivelata già una direzione, una voce coerente e sincera che spontaneamente ha abbracciato la nostra voglia di parlare di noi, di quello che siamo stati, che siamo e che vogliamo essere, soprattutto, come l'espressione di una volontà condivisa, da tutti. 



questo desiderio quella sera ha riunito tutti con un'attenzione che a tratti è stata pura magia.



Carfizzi diventa sempre più piccolo è vero, ma sarebbe un peccato che scomparisse senza la coscienza e la consapevolezza dell'enorme patrimonio umano e culturale che c'è e che è qui, custodito da persone che ancora fanno tanto per il luogo, per i bambini, per tutti noi. 


ph Andrea Lidonnici


infine questo libro comincia con delle parole importanti, che sono partire e destino. 
e un noi, corale, che si rivolge a un popolo intero che parte da sempre, e si chiede dunque perché dovrebbe smettere, un giorno. 
o come sarebbe il mondo il quel momento in cui non diventa più necessario partire. 
probabilmente non riusciamo neanche a immaginarlo, ma riusciamo a immaginare di ri-tornare al punto di partenza, per chiudere il cerchio, te hora, che diventa il punto verso cui si finisce per tornare sempre. lo pensiamo tutti, o almeno tutte le persone che io ho incontrato durante questo percorso, al di là del posto da cui sono partite. 
e quella sera questo pensiero, questo desiderio era nella mente e nel cuore soprattutto di tutti i presenti.











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