di un paese che scompare

Fondamento della responsabilità è la memoria. Senza memoria nessun legame può avere stabilità ed essere vincolante nelle scelte, e quindi non ci può essere responsabilità, nè nei confronti degli altri, nè nei confronti di se stessi_Dietrich Bonhoeffer


Il racconto è per la memoria. Le parole in qualche modo continuano la vita delle cose, narrandole, regalando loro del tempo in più.

Questo post nasce in realtà come riflessione legata al precedente carfizzi oltremare, perchè passeggiando distrattamente per il paese, un pomeriggio, mi sono resa conto di essermi quasi dimenticata di posti meravigliosi, che per anni non ho più visto, che ho lasciato nel ricordo dell’adolescenza, che pensavo di aver sognato e che ora saltellano nel ricordo con immagini frettolose, colorate, infinite, distanti nel tempo, di una bellezza intatta.

Il mio paese non sta solo cambiando, Carfizzi sta scomparendo.
Non parlo delle persone chiaramente, nè di quelle che non ci sono più e nè di quelle che non riconosco più. Parlo dei luoghi. Parlo delle case, delle strade, degli scorci.
Parlo di un paese che piano piano si frantuma, il paese migliore, il paese più bello.
E questo narra del tempo, del tempo che c'è nel modo in cui ci si confronta con il luogo cui si appartiene nel profondo, perchè semplicemente ci si è nati.
Parla della paura che le verità che i luoghi portano con sè vengano spazzate via dall’ultima pioggia, dal vento, per noncuranza, per ignoranza, per negligenza, per disinformazione.


Sono scomparsi i colori e questo racconta già una storia differente all’occhio che osserva.

Carfizzi è un paese che ha bisogno di essere percorso nel cuore più antico per essere compreso, per essere 'visto', per immaginarsi una storia diversa da quella di oggi, sia da quella che si può vedere e sia da quella che qualcuno vorrebbe raccontare.
Non è un paese di ruderi, ma lo sta diventando con una velocità disarmante.

Ma la questione più preoccupante e più distruttiva è che si interviene cancellando il linguaggio che i luoghi hanno da sempre, da quando sono stati costruiti, da quando sono stati immaginati in un disegno comune, da una volontà comune.
E i luoghi che stanno crollando, che stanno per mutare per sempre, devastandone la lettura, sono gli unici del paese in cui si leggeva un’idea, un disegno, in cui si riconosceva una tipologia, un linguaggio comune.

Le persone assomigliano ai luoghi propri: questo è un pensiero che mi accompagna da sempre, e un paese che viene distrutto è il paese di gente che non ha memoria.


Sono arrabbiata, delusa.
Sono stufa delle critiche facili e dai commenti totalizzanti che servono solo a disperdere responsabilità. Ho passato gli ultimi sei mesi a Carfizzi, e non mi succedeva da tredici anni, ossia da quando sono partita. E tornare nel proprio paese, dopo la partenza, con la maturità, regala il dono di poterne parlare in un modo nuovo, col distacco necessario e a tratti salvifico.

Il mio blog ha sempre parlato di altro, ma l’altro nasce anche da questo, soprattutto da questo. E’ un modo per parlarne di una questione, farla conoscere, creare una discussione, cercare spunti. E mi piacerebbe che si potesse trovare un posto per parlare di alcune questioni, un posto giusto, che non sia il bar di turno o il bar di parte, che non sia tra pochi, che sia sincero, che faccia attenzione alle parole, che sia rispettoso, che conservi una dignità.

Non mi piace che l'informazione che passa sia unicamente quella che racconta solo quello che resta, anche perchè per comprendere ciò che resta bisogna conoscere quello che c’era, raccontarlo, parlarne.
E bisogna comprendere che il declino e la decadenza di un luogo cominciano quando gli si fa raccontare qualcosa in un linguaggio che non è il suo.
E’ una questione culturale, come tutto lo è, alla fine.




2 commenti:

Emilio Leonetti ha detto...

questa è la dura e cruda realtà......è mancato l'uomo nel corso dei decenni..e quindi la cultura di un popolo intero....ma soprattutto siamo mancati noi......è la storia, inevitabile, inesorabile

ursula ha detto...

certamente è mancato l'uomo negli ultimi decenni, ma non si può negare che un certo declino è cominciato molti anni fa..almeno 30. la realtà di carfizzi doveva puntare, forse, su quella che è la sua specificità culturale e quindi linguistica, preservando un patrimonio culturale e territoriale, legato ai luoghi. nel momento in cui questo patrimonio muta o perde valore, non resta più nulla per cui valga la pena anche solo 'farci una passeggiata' in paesi così piccoli. eppure vi sono esempi lungimiranti in provincia di cosenza, vedi civita, vedi frascineto. siamo mancati noi, certo, ma perchè non si sono costruti i modi per farci restare molte volte.

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