abissi


nasciamo con un grande vuoto, dentro, nel profondo. immenso e primordiale. 
certi giorni sopisce, in un riposo leggero e superficiale.
altri possiamo persino toccarlo con mano, sentirne il respiro, come se si trattasse di qualcosa che con noi vive, pensa, lavora, un’enorme turbina a vapore che fischia e batte in tutte le direzioni. Un'enorme cisterna paleolitica da riempire di informazioni. 
ascoltiamo un po’ di buona musica e lo sentiamo vibrare. milioni di vibrazioni ne sondano i volumi e le infinite onde d’urto ci informano in maniera continua delle caratteristiche interne.
facciamo l’amore e nel frattempo ne scrutiamo gli abissi e la loro indicibilità.

ogni giorno, senza tempo, ma con la sola e semplice consapevolezza che vi saranno i momenti, giusti, attimi in cui l’eco sarà pressante e insisterà sul bilancio.

abissi: sono loro che ci intrappolano, spesso. La consapevolezza della loro esistenza, della loro propria, immensa e irresistibile gravità, che ci trascina verso l’interno, dove non vi può essere null’altro se non noi.
noi in quello che vediamo, noi in come vediamo, noi in come sentiamo, noi in tutto ciò che ascoltiamo e percepiamo.
sfuggire all'algoritmo delle nostre pulsioni e della nostra semplice biologia. Sfuggire alla regola per risolvere il  labirinto e tutto ciò che di autoimmune si cela nei nostri cuori, nella nostra carne.




la quiete dolce che giunge alla sera, quando i sensi tutti si votano a un abbandono differente e la luce che sta per spegnersi accende le stanze cui non interessano le nostre ragioni.

..e il cuore quando si fa sera muore d'amore..


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