nel ritorno verso casa, mi fermo a guardare il fiume da Ponte San Niccolò..un fragore lieve ma vivo, dolce e arrendevole..decine di luci mi scrutano, dal fondo dell'acqua che bisbiglia..
le sorrido: mi attende un fragore maggiore, muro di suono costante e salato.


come Neruda penso al mio essere perduto nel suo, alla mia sostanza imperfetta nella sua, e mi trovo in adorazione.

al caffè de la paix


cielo alla vaniglia questo venerdì.

sogno così tanto che nella foschia delle 8 del mattino le cose si confondono..i volti, i rumori, gli odori..


..vieni a prendere un tè al Caffè de la Paix..

Battiato mi fischia nell'orecchio e i confini tra le cose si liquefanno facilmente.
un tempo che fluisce veloce cui ci s'aggrappa.
le parole che formano un disegno confuso e pasticciato.

ma nel venerdì degli stronzi i pasticci li amiamo, nel venerdì faccioquellochevoglio_dicoquellochevoglio_escoconchivoglio_menevadoquandovoglio.
nel venerdì prima di un sabato a Roma vado canticchiando come se la città fosse una giostra.

frugo tra le mie miserie e tra i compromessi abbandoni, con un sorriso smagliante.


foto: r o d n e y_s m i t h


m e c c a n i c h e d i v i n e



e ti vengo a cercare 

anche solo per vederti o parlare 
perché ho bisogno della tua presenza 
per capire meglio la mia essenza. 
questo sentimento popolare 
nasce da meccaniche divine 
un rapimento mistico e sensuale 
mi imprigiona a te. 
dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri 
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane 
fare come un eremita 
che rinuncia a sé. 
e ti vengo a cercare 
con la scusa di doverti parlare 
perché mi piace ciò che pensi e che dici 
perché in te vedo le mie radici. 
questo secolo oramai alla fine 
saturo di parassiti senza dignità 
mi spinge solo ad essere migliore 
con più volontà. 
emanciparmi dall'incubo delle passioni 
cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male 
essere un'immagine divina 
di questa realtà. 
e ti vengo a cercare 
perché sto bene con te 
perché ho bisogno della tua presenza


..nient'altro.

i n d a c o s e r a l e


penso all’abbraccio e al rifugio delle notti. penso alla dolce resa e al riposo che giunge.
penso all’intimità e al respiro cadenzato dalla cadenza nota.
penso al momento condiviso e raccontato, nudo.
penso a un profumo che mi svegli al mattino come carezza o come scure, ma dall’animo conosciuto.
penso a incontrarmi, a una carezza dolce, che mentre fuori il mondo muore, come con un bacio mi ricorda che sono viva, che amo, che sono.

ludovico einaudi_i n d a c o


è una stanchezza differente questa volta, una stanchezza muta che poco si racconta, che si cura nel silenzio della sera, quando l’unica voce viene da dentro e sorride come una madre.


un pensiero felice per me, stasera, è tra le trame della mia coperta..come ombrello teso tra la terra e il cielo..

giorni umani


ore quattordici

..dov’è la mia anima?


l'anima in questi giorni troppo umani, troppo umanamente attaccati ai bisogni. 
i bisogni sono una trappola gigantesca, uno dei ricatti meglio orchestrati, meglio riusciti, da sempre.

E sulle biciclette verso Casa
la Vita ci sfiorò
ma il Re del Mondo 
ci tiene Prigioniero il Cuore

francobattiato_i l r e d e l m o n d o


dondolo con una bottiglia di nero d'avola dal nome evocativo..

e v o c a t i v o..il solo suono mi riempie di un barlume di speranza..
e v o c a t i v o come il rituale delicato dell'attesa, del silenzio e del tempo ritrovato.
e v o c a t i v o come la bellezza.

la bellezza è fondamentale, mette a prova il trascorrere del tempo, inquinando e confondendo il marchingegno universale.


il vino inquina e confonde ogni cosa, e persuade, sinuoso.


c o m f o r t a b l y n u m b


tempo rappreso, tempo accumulato oppure disciolto, disperso, perduto.
il tempo perduto come il mare perduto.
da una parte il silenzio, dall’altra il fragore, e in mezzo ciò che è andato, tra le dita dei miei piedi.
i pezzi di me lasciati a ogni varco e dimenticati, ciascuna delle parti importante quasi quanto il tutto.
questa sono io.

questione di spazi, questione di  orizzonti e prospettive.
questione di profumi, questione di suoni.

stasera va così


la mia poesia vede il mare, sente il suo turbamento e ne deve ogni tanto guarire, in un ciclo di morte e rinascita continuo.


per riscriversi e narrarsi ancora, e per ricomporre un’immagine più o meno familiare.

When I was a child
I caught a fleeting glimpse
Out of the corner of my eye.
I turned to look but it was gone






l' urlo


28.07.2012

Sento, come tutte le volte, la febbre, nell’anima. Non so che nome abbia. Assomiglia a una dolce tristezza.
Lasciare questa città non è più facile. Non per la città, probabilmente, ma per alcuni suoi luoghi.
Non qualcosa che viene da fuori, ma da dentro.
Il fiume caldo e lento e le luci, e il riflesso di un’umanità che si fa via via più complessa, tortuosa come il suo medievale, in cui anche l’odore di fogna con facilità si “alloca”.

E’ stato un mese giocoso e irriverente. 
Curioso, immaginarsi altro, tutte le volte. Divertente aggiungere luoghi e volti a un posto che si è imparato a considerare, a tratti, proprio. Nei tratti che non solo sono suoi propri,ma che non potrebbero essere altrimenti.

Mi sembra bello, ora, anche dolce, il sesso, come il latte alla mattina, e fuori l’afa.
Il blu del divano e Gilmour che canta.
Nessuna cosa al suo posto. Passeggiare tra le cose fuori posto come una bambina, lasciandole lì e scoprirne, come mine vaganti, un senso differente.
Un senso profumato di vino e zanzare e degli archi di Ponte Vecchio tremolanti nel riflesso sull’Arno.
Io mi trovo lì.
Appoggiata con la schiena sul dondolarsi del pelo dell’acqua sui muri. Lì dove tutto si perde e si frantuma, lì dove comincia il mondo a rovescio, mai a fuoco, mai uguale a sé, mai immobile, in fuga.Il rumore dell’acqua e il verde del prato, umido.
Umano, il desiderio.
Semplice e intimo, caldo, avvolgente.
Diversamente vicino, diversamente silenzioso.

Ne vale la pena se si riesce a fare l’amore in un certo modo.
Se è facile, se è onesto, accarezzarsi l’anima .
Circoscrivo certe notti e mi commuovo. Dentro di me il respiro dell’umanità tutta, corale e crescente. Sull’orlo di Comfortably numb, l’amplesso diventa un’esplosione dei sensi, il cullarsi del termine di ogni cosa, l’affacciarsi sull’acqua tremolante, e l’immergersi della carne tutta.
Bagnato e arcaico, lo sprofondare un abisso urlato e squarciato.

All’improvviso tutto muore, dolcemente.

Tranne l’urlo.