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la partenza nel ritorno

un post differente questo di oggi.

un post per dire che il mio piccolo grande libro, il mio racconto, è uscito qualche giorno fa.

parlarne qui, in questo blog, dove tutto si è formato e sembra aver preso coscienza e forma, mi è sembrato facile, naturale.

questo, che è diventato un luogo per me, un punto di incontro soprattutto, è l'unico luogo che non si è spostato in questi anni.
l'unico luogo dove tutto si mescola per dare forma distinta alle cose, ai pensieri, per le parole.

mi sembrava quindi opportuno dire qui che questo libro nasce grazie alle persone che ho incontrato nel mio percorso, per cui certi pensieri hanno preso forma in un certo modo.

nasce grazie alle persone con cui ho condiviso i miei ultimi mesi a Carfizzi prima di partire per l'Inghilterra, che ho conosciuto in modi nuovi, con nuove cose.

in questo blog ci sono molti post che parlano del mio paese, è vero, e in ciascuno vi è qualcosa di unico, ma in ognuno vi è la fortuna della condivisione, della comunicazione, dell'ironia, vi è la fortuna delle persone.

Carfizzi scompare è vero, ma sarebbe un peccato che scomparisse senza la coscienza, senza la consapevolezza dell'enorme patrimonio umano, culturale che c'è, e che è lì, custodito da persone che ancora fanno tanto per il luogo, per i bambini, per tutti. 
persone che nella maggior parte dei casi stanno dietro le quinte.
questo libro è per loro perché non sarebbe lo stesso senza il loro aiuto prezioso, senza la loro presenza.
e non serve che faccia nomi, per noi non è mai stato essenziale.

quindi grazie.

un grazie del tutto speciale a Emilio Maio per le immagini, per la copertina.
grazie a lui tutto è stato all'improvviso più vicino, tutto ha acquisito un senso rotondo.

è stata, la nostra, una comunicazione naturale, silenziosa e delicata.
in questo progetto c'è anche questo dialogo, per chi sa leggerlo e scoprirlo.

La partenza nel ritorno è online, per ora dispinibile come ebook, ma presto anche in versione cartacea.








autoritratto con abbraccio

il nostro corpo è anche la misura delle parole
alda merini


le mie stanno
appese alle labbra
come sul ciglio di un trampolino 
sul mare

Self-Portrait with Laurence
A r n o R a f a e l M i n k k i n e n


guardano l’acqua
sentono il vento

attendono
sul tempo del vento
sul ciglio di uno slancio

indugiano sull’umanità
trattenendola in un silenzio di madre.

la mia eternità odora di sale e di ali spalancate

mi abbraccio



_come si sta appesi al vento?, mi chiede la roccia

_non lo so, rispondo, 
io sto appesa a un’onda, ma con la tua stessa forza


  
appesi a un silenzio di un momento,
di un indugio facciamo la nostra eternità, come quella che si porta dietro un segreto o il senso di una fine.


il panettone sotto l'albero

il 21 dicembre da sempre è un giorno abbastanza ‘interessante’ per dire 'oohhh è arrivato Natale!'.
non prima.
mancano tre giorni alla vigilia, non della festa - quella è una cosa personale - ma della sosta, per l’abbraccio e la condivisione. Natale come preparativo, come pausa, come scusa, come casa, come amici.
vigilia come una piccola lista di desideri, quella che scriviamo nella lettera indirizzata a noi, in verità. perché a una certa età, ognuno è il Babbo Natale di se stesso. Quindi:


Cara Ursula,
io sotto l’albero che vorrei - dove ci sarebbero appesi biscotti, caramelle, desideri, fotografie, una sciarpa, un cappello, dello zucchero filato, qualche stecca di cannella, un pò di uva passa, qualche ispirazione, qualche shilinuso qua e là, un pò di neve che non si scioglie, qualche ricordo, un pò di tempo perduto, una strada nuova - mi piacerebbe trovarci un pò di cose, che non sono grandi cose: piccoli pezzi di tempo, di bontà, di persone. 


frolla e stelle
foto_u r su l a b a s t a

bene, sotto quell'albero io vorrei un enorme panettone soffice e morbido e profumato, e dentro quel panettone ci vorrei trovare:

degli occhi nuovi per guardare bene e da più punti ogni giorno del prossimo anno
un sorriso per me e un altro per le persone, quelle che conosco e quelle che non conosco
un abbraccio ogni giorno, che duri almeno 20 secondi (che dice è il tempo giusto perchè un abbraccio faccia bene al cuore e al cervello)
una carezza mentre dormo, che venga anche da lontano
un bacio ogni giorno e uno sulla fronte alla mattina
una bottiglia di vino buono
del pane fresco e anche dei biscotti, che ce n’è sempre bisogno
un pò d’ispirazione ogni giorno
un pò di mare e un pò si sabbia tra le dita
un pò di fuocodinatale
lo sguardo, anche distratto, di chi amo
la condivisione, anche un pò di silenzio, ogni tanto
tanta empatia
qualche complimento, che, si sa, spesso è meglio di una stecca di cioccolata
una bevuta con gli amici
una chiacchierata in pigiama
un pò di leggerezza
qualche risata a crepapelle
dei bambini che giocano
il tempo giusto per me e per gli altri
un’attenzione in più, una cortesia, una gentilezza
una cioccolata calda
una sedia, per pensare e per sapere riposare e aspettare,
un pò di tempo e un abbraccio lungo, lunghissimo con qualche persona che non c’è più
sarebbe tanto quel tempo

sedia con albero_cambridge
foto_f r a n c e s c o l e v a n t i

sopra, il focolare verde per la contemplazione. 

il focolare di casa per ora sta dentro valigia, non come traghettatrice, ma come spazio misurato delle nostre cose che viaggiano.

passaggi

tutti abbiamo delle ragioni
per muoverci
io mi muovo

per tenere assieme le cose


mark strend_tenendo le cose assieme


oggi è il 1 dicembre, oggi accade il mio primo post dall’Inghilterra.
non ha forma ancora il pensiero o la coscienza del luogo, ma piano piano l’occhio circoscrive il freddo e i colori: il grigio del cielo, il verde brillante degli arbusti; i giganteschi alberi; le cappelle gotiche agli incroci di una qualsiasi strada; i volti qualsiasi del posto qualsiasi nel caffè qualsiasi.




cambridge, passaggi
foto_u r s u l a b a s t a


lo sguardo circoscrive l’aria intorno alla marcia verso il nuovo. E in questo qualsiasi sta il carattere nuovo di ora: l’indifferenza salvifica, l’indefinizione feconda.

il colore di questi giorni è rosso, rosso come le cabine telefoniche, rosso come le bacche, rosso come le porte laccate delle case, quello che non ti aspetteresti arrivare da una quinta di villette tutte uguali, mattoni e vialetti, finestre bianche e tetti appuntiti.

elizabeth gadd photography_breathe

ieri abbiamo visto il sole per la prima volta da quando siamo partiti, un sole basso, un sole pomeridiano, stanco, lontano.
c'è stato poco tempo per pensare, per scrivere, per elaborare, ma è presto per farlo.
il tempo che è stato è per i biscotti al burro salato, il tè, il porridge, cose fumanti, di profumi e di calore, di pausa nel passaggio, di preparazione all'incontro.

sono nuova anch’io qui, “so avere lo stupore essenziale che avrebbe un bambino se nel nascere, si accorgesse che è nato davvero”.

non so se questo sia il mio posto, perchè in realtà penso che ognuno di noi si porti dietro moltitudini di individui, e ognuna ha un suo luogo che lo aspetta nel mondo. Non so neanche se un posto solo possa soddisfare il desiderio di vivere sempre altrove, se esiste una parte tra quelle moltitudini che spinge altrove sempre, o se, alla fine, sopraggiunge l’amore verso un luogo solo. so che uno diventa quel che ha visto e quel potenziale resta la più grande delle ambizioni personali che ognuno sente verso di sè.


dobbiamo fare:
dell’interruzione,
un nuovo cammino,
della caduta,
un passo di danza,
della paura,
una scala,
del sogno,
un ponte,
del bisogno,
un incontro_
fernando pessoa

portare a spasso le proprie radici: qualcosa di più che un viaggio soltanto, qualcosa di più che una sosta.

l'aquilone domenicale

il sogno è una barca che si allontana lentamente
ingoiata dal sole del tramonto

la fuga è un labirinto di vicoli stretti
di pietra e calce bianca
di porte ritagliate nei muri bassi
di strade acciottolate piene della luce del riflesso delle case

la soglia è un portico sul mare azzurro
è l’aria dentro il tuffo nel mare immenso
è una chiesa antica piena di luce
è il numero felice che conosci e incontri nel passaggio



Storm Thorgerson
Cranberries, Wake Up and Smell the Coffee 


l’approdo è il sorriso nel volto dell’attesa
è l’acqua del mare che accarezza i tuoi piedi
è il momento in cui sapere altro fondamentalmente non ha importanza
è il posto giusto, lieve e leggero nel profondo
in cui l’animo assomiglia all’ aquilone nelle mani di te bambino

nell’aria dolce e gentile del risveglio nel mattino domenicale

luna di dicembre

s’ alza la luna di dicembre
porta il peso di un anno intero 
dell’inverno e dell’ultimo sole

la luna dell’attesa e dell’avvento

luna doppia
luna matura
luna leggera

s’alza lentamente
rotolando grave
nel mezzo dei due volti
e sul mio

le valse d'amelie_yann tiersen

è una paillette la luna
la luce riflette sempre l'altro posto
l'altro viaggio, 
il desiderio di un disegno infinito
il desiderio senza colpe nè ragioni 
il desiderio dell'altro volto

poi, il ritorno


..e poi il ritorno. 
il ritorno di sempre nella partenza di sempre. in uno spazio temporale confuso, dove convivono mille volti, la rabbia del non-luogo, la ricerca spasmodica di quelle radici che intimamente cerco di proteggere, nel silenzio e nella luce, la mia luce, quella che conosco.
mi sembra di non essere mai scesa da quel treno, di aver passato il mio tempo nell’attesa infinita dell’istante in cui poi scenderò. 
e mi sembra di non essere mai partita, di non essere mai cresciuta in realtà, di aver passato anni a guardare il mare da quel finestrino sempre con la stessa espressione e una trascendenza nuova, quasi immersa in un rinvigorito senso panico. in quel preciso istante accade che tutto sembra improvvisamente chiaro e mi chiedo quasi come mai non avessi capito prima, le cose. 

foto_u r s u l a b a s t a

cammino in stanze vuote in realtà. 
e continuo a camminarci, cercando ancora le cose che cercavo da piccola. 
nel ritorno la consapevolezza, la piena coscienza dei fatti e delle cose che in questi vent’anni sono effettivamente accadute sembra dilatarsi, sorpassare i limiti del reale e arrestarsi d’improvviso davanti al mio dolore che non mi permette di registrare i vuoti. 

al caffè de la paix


cielo alla vaniglia questo venerdì.

sogno così tanto che nella foschia delle 8 del mattino le cose si confondono..i volti, i rumori, gli odori..


..vieni a prendere un tè al Caffè de la Paix..

Battiato mi fischia nell'orecchio e i confini tra le cose si liquefanno facilmente.
un tempo che fluisce veloce cui ci s'aggrappa.
le parole che formano un disegno confuso e pasticciato.

ma nel venerdì degli stronzi i pasticci li amiamo, nel venerdì faccioquellochevoglio_dicoquellochevoglio_escoconchivoglio_menevadoquandovoglio.
nel venerdì prima di un sabato a Roma vado canticchiando come se la città fosse una giostra.

frugo tra le mie miserie e tra i compromessi abbandoni, con un sorriso smagliante.


foto: r o d n e y_s m i t h


giorni umani


ore quattordici

..dov’è la mia anima?


l'anima in questi giorni troppo umani, troppo umanamente attaccati ai bisogni. 
i bisogni sono una trappola gigantesca, uno dei ricatti meglio orchestrati, meglio riusciti, da sempre.

E sulle biciclette verso Casa
la Vita ci sfiorò
ma il Re del Mondo 
ci tiene Prigioniero il Cuore

francobattiato_i l r e d e l m o n d o


dondolo con una bottiglia di nero d'avola dal nome evocativo..

e v o c a t i v o..il solo suono mi riempie di un barlume di speranza..
e v o c a t i v o come il rituale delicato dell'attesa, del silenzio e del tempo ritrovato.
e v o c a t i v o come la bellezza.

la bellezza è fondamentale, mette a prova il trascorrere del tempo, inquinando e confondendo il marchingegno universale.


il vino inquina e confonde ogni cosa, e persuade, sinuoso.