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adagio in due tempi

ri leggo sedotta dalla musica delle parole.
ri leggo il loro senso.

ognuna delle cose in due tempi differenti e in due seduzioni in tempi differenti
la lettura di ogni cosa, anche delle persone.

il piacere in superficie, fluido e musicale soltanto
il piacere del significato, fermo ed evocativo, con un sorriso. 

il treno mi regala sempre paesaggi inediti, son quelli della mia anima evocata a ogni scorcio.
le giornate che si allungano verso il blu primaverile portano una quiete piena di innamoramento e di compassione verso la vita.



anche la consapevolezza sembra nuova nell'aria tiepida, ma è solo il risveglio del sentimento dal sonno profondo dell'inverno.
il permeare dei colori di aprile diventa il preludio del prossimo viaggio che niente desidera di quello passato.
il prossimo viaggio anela a un silenzio templare e a un approdo azzurro e plastico, l'approdo del viandante, la quiete nel mutamento.


Attraversi il bosco tiepido Aprile 
consoli da sempre il viandante 
pensieri leggeri si uniscono alle resine dei pini 

si fa chiara la mente come nuvola 

pensieri leggeri si uniscono alle luci e ai colori 
al silenzio lontano delle nuvole
Entri dentro le case tiepido Aprile 
risvegli all'amore gli amanti 

mi affido al vento ai profumi del tempo 
agli umori delle stagioni a meridione 
pensieri leggeri si uniscono alle resine dei pini 
al silenzio lontano delle nuvole




il sentire è nuovo
ma non noi, che certi giorni pare viviamo da sempre, anche se non su questa terra.

abissi


nasciamo con un grande vuoto, dentro, nel profondo. immenso e primordiale. 
certi giorni sopisce, in un riposo leggero e superficiale.
altri possiamo persino toccarlo con mano, sentirne il respiro, come se si trattasse di qualcosa che con noi vive, pensa, lavora, un’enorme turbina a vapore che fischia e batte in tutte le direzioni. Un'enorme cisterna paleolitica da riempire di informazioni. 
ascoltiamo un po’ di buona musica e lo sentiamo vibrare. milioni di vibrazioni ne sondano i volumi e le infinite onde d’urto ci informano in maniera continua delle caratteristiche interne.
facciamo l’amore e nel frattempo ne scrutiamo gli abissi e la loro indicibilità.

ogni giorno, senza tempo, ma con la sola e semplice consapevolezza che vi saranno i momenti, giusti, attimi in cui l’eco sarà pressante e insisterà sul bilancio.

abissi: sono loro che ci intrappolano, spesso. La consapevolezza della loro esistenza, della loro propria, immensa e irresistibile gravità, che ci trascina verso l’interno, dove non vi può essere null’altro se non noi.
noi in quello che vediamo, noi in come vediamo, noi in come sentiamo, noi in tutto ciò che ascoltiamo e percepiamo.
sfuggire all'algoritmo delle nostre pulsioni e della nostra semplice biologia. Sfuggire alla regola per risolvere il  labirinto e tutto ciò che di autoimmune si cela nei nostri cuori, nella nostra carne.




la quiete dolce che giunge alla sera, quando i sensi tutti si votano a un abbandono differente e la luce che sta per spegnersi accende le stanze cui non interessano le nostre ragioni.

..e il cuore quando si fa sera muore d'amore..


al caffè de la paix


cielo alla vaniglia questo venerdì.

sogno così tanto che nella foschia delle 8 del mattino le cose si confondono..i volti, i rumori, gli odori..


..vieni a prendere un tè al Caffè de la Paix..

Battiato mi fischia nell'orecchio e i confini tra le cose si liquefanno facilmente.
un tempo che fluisce veloce cui ci s'aggrappa.
le parole che formano un disegno confuso e pasticciato.

ma nel venerdì degli stronzi i pasticci li amiamo, nel venerdì faccioquellochevoglio_dicoquellochevoglio_escoconchivoglio_menevadoquandovoglio.
nel venerdì prima di un sabato a Roma vado canticchiando come se la città fosse una giostra.

frugo tra le mie miserie e tra i compromessi abbandoni, con un sorriso smagliante.


foto: r o d n e y_s m i t h


giorni umani


ore quattordici

..dov’è la mia anima?


l'anima in questi giorni troppo umani, troppo umanamente attaccati ai bisogni. 
i bisogni sono una trappola gigantesca, uno dei ricatti meglio orchestrati, meglio riusciti, da sempre.

E sulle biciclette verso Casa
la Vita ci sfiorò
ma il Re del Mondo 
ci tiene Prigioniero il Cuore

francobattiato_i l r e d e l m o n d o


dondolo con una bottiglia di nero d'avola dal nome evocativo..

e v o c a t i v o..il solo suono mi riempie di un barlume di speranza..
e v o c a t i v o come il rituale delicato dell'attesa, del silenzio e del tempo ritrovato.
e v o c a t i v o come la bellezza.

la bellezza è fondamentale, mette a prova il trascorrere del tempo, inquinando e confondendo il marchingegno universale.


il vino inquina e confonde ogni cosa, e persuade, sinuoso.


stratagemmi al tramonto

Cammino in questa città senza questa città. Sotto gli alberi dei viali, col sole, con la pioggia. Nel traffico infernale delle strade, nei cumuli di persone il sabato shoppinghiano, nel silenzio delle strade domenicali. In mezzo alla gente, da sola. Incavolata nera, entusiasta, disillusa, speranzosa..in marcia.

Cammino dentro me stessa, sempre, negli ultimi tempi, tra i propositi e la programmazione quotidiana. Ed è una sensazione spesso surreale. 


Il giorno è diverso, il giorno è più clemente. E se c’è il sole tutto è chiaro e limpido, sembra anche facile.

Ma la sera no. La sera i silenzi si impongono con forza e decisione. La riflessione e il dialogo interiore guardano all’orizzonte, cercandomi dall’altra parte. Soprattutto al tramonto. Un bel tramonto cancella il superfluo e trascina l’entusiasmo e il da farsi verso un romanticismo lento. Un romanticismo pinkfloydiano che mi manca terribilmente, che mi commuove, che mi fa riappacificare con me stessa, che riprende i discorsi scomodi e le domande seminandole ovunque, ma nel contempo lascia che un filo sottile tenga, anche se con difficoltà, tutte le parole, le trasfigurazioni esterne, l’impressione che diamo di noi agli altri.

Mi affaccio dal balcone e chiudo gli occhi.



Sento l'odore familiare delle strade del mio paese. I vicoli, il buio e le pietre, gli alberi e l'odore di tramontana che sanno tutto di me. Rasserenano la follia, l’alienazione, il non sapere chi sono nella corsa, nei rumori che gli altrove scatenano, e fanno sì che un silenzio millenario scenda dentro di me, misteriosamente, quasi per magia.


vicolo_palacco_c a r f i z z i




Mi ritrovai seduto su una panchina 
al sole di febbraio 

un magico pomeriggio dai riflessi d'oro 

e mi svegliai con l'aria di pioggia recente 

che aveva lasciato frammenti di gioia