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soglia pioggia

..a quest’ora c’è chi osserva dalla sua postazione in ombra

una qualche tristezza di pioggia
il rifiuto
l’urlo
l’amarezza
il verde brillante degli arabeschi di muschio sul muro della mia corte e dentro la mia schiena

le parole taciute
il tempo dei loro racconti, della loro solitudine, della loro malinconia infinita
il loro modo insistente
le loro notti nella veglia ai castelli all'ombra dell'immaginazione
quelle che volano via, senza memoria di quel che sono state
e quelle che si calcificano da qualche parte sulle ossa, nella pelle, moltiplicandosi come una città




oggi stanno
piene di pioggia, stordite,  
sulla soglia  

perché tenevo non soltanto a soffrire, ma a rispettare l’originalità della mia sofferenza così come io l’avevo subita all’improvviso, senza volerlo, e volevo continuare a subirla, obbedendo alle sue leggi, ogni volta che fosse tornata quella strana contraddizione della sopravvivenza e del nulla intrecciati dentro di me_marcel proust





una tigre blu sotto la pioggia


indaco, questo è oggi.
pioggia, infinita.

quel che resta del giorno è dentro la mia nuca e dentro la mia altezza.

desideri: un treno e un libro,
come dire un viaggiatore e un viaggio.

b y e b y e m o n a m o u r_ludovico einaudi

chissà dove va l'onda che non giunge sulla riva, quella che non si travolge sulla battigia, quella che torna lontano, unita nelle sue voci.
chissà cosa si porta dietro, cosa non lascia a chi la scorge da lontano, mentre rifugge dal termine della sua corsa.

ballerine bagnate e dita scoperte.
pianoforti tra persone che più non ascolto, che più non hanno voci, ma solo gesti.

sono io l'onda che rifugge, quella che non lascia tracce sulla sabbia neanche per un istante, lontana, dal tempo e dagli ormeggi.
anche la riva è lontana, troppo.

qualcuno ha deciso che non deve smettere di  piovere,io ho deciso di non scegliere, di non svelare, di non dire. il sentire si fa sempre più leggero, l'eco si smorza in una nuvola di nebbia bassa e nel profumo bagnato dei gelsomini.

la mia anima è blu, come la tigre che mi passeggia accanto.






metallico

aria di pioggia
la sensazione sul viso del passeggiare sereni in attesa del temporale, l'eccitazione quasi fanciullesca d'inseguire la prima goccia con gesto di sfida, tardare a rientrare perché finalmente ogni cosa sembra non muoversi,catturata nel solo istante metallico dell'attesa.

l'immagine brunita delle facciate degli edifici, processione immobile di un riflesso cinerino al mio fianco.

osservo
case, finestre, porte, cortili.
leggo i nomi sui campanelli dei portoni, desiderando per un istante la vita di ciascuno.
per capriccio, per noia, per il brivido argentino e surreale di un cielo pieno di malinconia e della solitudine perfetta delle cose dimenticate e sospese in un'aria intorpidita.
non voglio più restare in nessun posto, non voglio più essere in nessun luogo.
vorrei disperdermi come polline, lenta, in quest'aria argentina, intrisa di tensione, di creazione, di poesia.




s' è avvertita a lungo, come un malessere di tutto, una cosmica sospensione del respiro. si era fermato l'intero universo. attimi, attimi, attimi. 
le tenebre si sono carbonizzate di silenzio.
all'improvviso, acciaio vivo 
..
questo anodino sfumare dell'anima e delle cose, questo azzurrino abbandono dell'indefinizione di tutto

b e r n a r d o s o a r e s

merletto firenze



Firenze di notte, nuda e silenziosa.
la pioggia nuova di domani è già dentro le mie ossa, e le luci la trasformano in telo, velo che s’immerge nel fiume, bagnato di vino, di labbra che cercano ristoro, di passi accoppiati sul lastricato che accompagnano le parole.
quasi la amo di più ora che tace e si lascia respirare, palcoscenico di ercoli e sabine rampanti che mi osservano stupefatti e gentili al mio passaggio. 





dormi Firenze.

io ti respiro stanotte, e ti guardo da vicino, come gigante. 
vedo le cose che avrei voluto, le notti in cui per te non ho dormito, bagnate dall’afa dell’estate, dalle zanzare e dalla voglia di mare. 
vedo gli attimi che ho fermato perché stregata da uno sfondo perfetto, i sorrisi che ogni tuo colore mi ha donato. 
vedo le strade che mi hanno rotto più volte le caviglie, la muffa che stasera sento anch’io sulla schiena, in questa inquieta e piovosa notte di marzo.
vedo i campanili che dalle vie strette sfrecciano, come pleiadi di pietra segnano i tuoi percorsi. 
vedo le vie strette che mi tagliano il cielo, e mi vien voglia di urlare per il cielo tagliato che mi lasci ogni volta. 
vedo una meraviglia che è la copertina della mia vita, l’abito d’occasione prezioso, il merletto che ci si leva alla sera. 


Persa nel cielo 
lungo la notte del mio cammino 
sono due luci 
che mi accompagnan 
dovunque sto 
una nel sole 
per quando il sole 
mi copre d'oro 
una nel nero 
per quando il gelo 
mi vuole a sé 


ma stasera vedo solo la mia vita, tra le ultime due ore e tra due mesi, un merletto che mi piace, un gioco che mi vizia e il tempo fermato sulla schiena fredda del Biancone. 
un pareo appeso alla vita, un cerchietto rosa cipria e una musica che pare scritta da più mani.
da qualche parte se ne va quest’angolo di pietre e di muffe, questa vacanza da me. 
da qualche parte questa sera io me ne sono andata, e delle scarpe color vinaccio restan solo le nappette gongolanti, eccitate e leggere.


s p u m a b i a n c a


la sedia a dondolo mi culla da un paio d'ore
‎ticchettio disordinato, gocce cristallizzate
tè al bergamotto.
musicale e appannato, il respiro..ed è subito sera, stasera.
un sogno annullare tutti gli impegni fino a domani, pensare a un tempo sublimato dal piacere silenzioso della compagnia di sè.
le pareti della mia camera sembrano dilatarsi e un cielo sconfinato pieno di pioggia lieve si riversa sul pavimento, e posso sentirlo il profumo del sottobosco, posso vedere gli occhi delle fate che so vegliare ataviche sulla mia storia.
l'acqua si porta via il giorno, lava via il trucco, scivola riscaldandosi con rivoli lenti verso il basso, scolpisce col riflesso lunare il sonno che giunge fin dentro la scorza.
sonno oscillante con le punte dei piedi sospese sul bagnasciuga..aspettando l’onda giusta.
la rincorre, la vede, aspetta quella più alta...un po’più in là, perso nel gioco della linea di spuma bianca che anela a ritornare nel grembo.


foto_u r s u l a b a s t a



m'immergo dolcemente, già naufraga.

soave senza forma

stanca, scrivo con altre parole questa sera, parole di altre persone, sempre per quel processo serale di distacco profondo dalle cose.
Pessoa m'esplode sempre nell'anima e scava solchi nella percezione e nel disegno degli scenari che percorro durante le mie giornate. oggi ognuno di questi scenari è una tempera sotto l'acqua.
fuori piove ancora, ma mi manca il ticchettio forte sul vetro della mia finestra, mi manca l'assolo piovoso al risveglio la mattina.


una danza di pochi colori suona nell'anima, pianoforte a righe, e pensieri che vorrebbero in realtà sciogliersi sulle strade vuote per arrivare più in là, sotto la luce dei lampioni e saltando al passo di un tango nostalgico di pozzanghera in pozzanghera.
il riflesso sulle strade bagnate duplica tutte le cose, mondo a testa in giù dove ugualmente la fine non ha forma.
mi lascio poche parole da gustare alla sera, quando il silenzio è presenza.


allora, nella spiaggia il cui unico rumore erano le onde o il vento che passava alto come un grande aeroplano inesistente, mi abbandonavo a un nuovo tipo di sogni: cose informi e soavi, meraviglie dell'impressione profonda, senza immagini, senza emozioni, pulite come il cielo e le acque, che vibravano come i flutti di un mare che si erge dal fondo di una grande verità; tremulamente, di un obliquo azzurro in lontananza che nell'avvicinarsi diventa verde con trasparenze di altri toni verde-sporchi, e dopo aver infranto stridendo le mille braccia sfatte e averle allungate in sabbia bruna e spuma sbavata, congregando in sè tutte le risacche, i ritorni alla libertà dell'origine, la divina nostalgia, le memorie, come questa che senza forma non mi duoleva: nostalgia di uno stato anteriore, felice perchè buono o per qualcos'altro, un corpo di nostalgia con anima di spuma, il riposo, la morte, il tutto o il niente che come un grande mare circonda l'isola di naufraghi che è la vita.
E io dormivo senza sonno, ormai lontano da ciò che sentendo vedevo, crepuscolo di me stesso, rumore di acqua fra gli alberi, quiete dei grandi fiumi, freschezza delle sere tristi, lento palpitare del petto bianco del sonno infantile della contemplazione_b e r n a r d o s o a r e s

linee

fuori piove.
la pioggia lascia sparse le immagini con un ticchettio puntuale e tanta freschezza, accompagna quel limes sottile ed estraneo fatto di linee. le linee dei binari, le linee lungo le strade, l’ invisibile linea intrisa di dolce e arrendevole tensione che ci separa dalle cose, la linea del tempo, impossibile da piegare, ma non da eludere. basta perdersi e lasciarsi andare dolcemente all'acqua che viene giù.


Sæglópur_SIGUR ROS



dal vetro di camera mia l'immagine acquerellata delle colline fiesolane.


il silenzio stamani è verde e bagnato.