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la settima volta

la giornata è così bella che non ho neanche voglia di sognare. 


l'assaporo con una sincerità dei sensi alla quale l'intelligenza si abbandona. passeggio come un commesso liberato. 

mi sento vecchio solo per avere il piacere di sentirmi ringiovanire.
b e r n a r d o s o a r e s


non mi libererò mai di pessoa, come non mi libererò mai del profumo di settembre, mese fecondo.
si trascina dolce la nostalgia di ciò che d’estate il corpo in pausa ha vissuto e si lava nel mare dell'ultimo sole di agosto, già fresco, già pieno dell’argentea rugiada mattutina. 

settembre, piedi ghiacciati e coperta sul divano; quiete, musica, lucidità estrema.

stamani, per la prima volta, dopo un anno e mezzo di blogger, ho aggiunto altre etichette ai miei miei post, cercando di inquadrare le parole, le sensazioni, i sensi a cui più ho spinto, su cui più ho lavorato, consciamente e non. 
modalità disponi a nuvola e BOOM!
il quadro chiaro, una gerarchizzazione onesta:

solitudini_oceanomare_l’urlo_desiderio_animesalve_tempo_silenzi_umano

io vorrei oggi fermarmi e concentrarmi su queste parole.
non un’analisi lucida, ma la poesia che nel caso nasce avvicinando l’una all’altra.
il microcosmo di ciascuna che intrattiene le altre per stato, per affinità, per elezione; che avvicina ciascuna, nel caso.

solitudini_'immaginifiche', feconde, solide, edificanti. isola fortunata di assoli e viaggi serali. accarezzate da anni, curate, come si cura una parte di sè.

oceanoMare_come il libro di Baricco, certo, come non potrebbe.
il mare è per me specchio, casa, orizzonte, grembo, madre di tutte le cose, la 'fonte battesimale' di cui parla Magris. ciascuna onda un'allungamento della mia volontà, del mio abisso.

l’urlo_ un’immagine che risponde allo sfogo viscerale di bagagli d’informazioni, l'energia, la bocca spalancata sul mondo.

urlare:'dal latino ululare, il gridare proprio dei lupi e simili animali.
per similitudine, gridare ad alta voce per tormento, rabbia o dolore'
_(fonte: etimo)

un urlo, anzi, l'urlo, sconfinato, cavo, senza pareti o cieli, ma un solo centro e poi la liberazione.

desiderio_non solo la forza che spinge verso altri, ma prima la forza che nasce dal profondo, primitiva, primordiale, embrionale; legata all’odore, legata alla carne, parte dal sesso; finisce ovunque, a pioggia. voce silente della vita che spinge a continuare, a immaginare, a camminare, a respirare.

animesalve_è anche la canzone di de andrè, certamente. animesalve è lo stato della coscienza della salvezza per quel che siamo, della gratitudine verso il percorso che abbiamo fatto, della riappacificazione con noi, intima, dolce; arriva un attimo prima del perdono, dopo la guerra; un cane che si lecca le ferite, in solitudine.

tempo_è la stessa altraora, dalla pelle alla luce che entra dalla finestra, dalle stelle che ci incantano alla memoria che ci raccontano; il suo racconto è la tensione di questa stessa scrittura.



silenzi_il valore aggiunto al tempo: la lentezza, la quiete, il legame tra il mondo dentro e il mondo fuori.

..dico e penso questo, nella mia gola, e le mie parole mi sembrano persone..sento di tenere in mano, non so come, la chiave di una porta sconosciuta. E io tutta sono un amuleto o un tabernacolo cosciente di se stesso..

da 'il marinaio'_fernando pessoa

questa mi pare d'essere in questo istante, la fata che guarda il mare da una grande finestra scavata nella calce bianca, il tempo d'affacciarmi e sono già in acqua.

gustav klimt_fischblut_1898


metallico

aria di pioggia
la sensazione sul viso del passeggiare sereni in attesa del temporale, l'eccitazione quasi fanciullesca d'inseguire la prima goccia con gesto di sfida, tardare a rientrare perché finalmente ogni cosa sembra non muoversi,catturata nel solo istante metallico dell'attesa.

l'immagine brunita delle facciate degli edifici, processione immobile di un riflesso cinerino al mio fianco.

osservo
case, finestre, porte, cortili.
leggo i nomi sui campanelli dei portoni, desiderando per un istante la vita di ciascuno.
per capriccio, per noia, per il brivido argentino e surreale di un cielo pieno di malinconia e della solitudine perfetta delle cose dimenticate e sospese in un'aria intorpidita.
non voglio più restare in nessun posto, non voglio più essere in nessun luogo.
vorrei disperdermi come polline, lenta, in quest'aria argentina, intrisa di tensione, di creazione, di poesia.




s' è avvertita a lungo, come un malessere di tutto, una cosmica sospensione del respiro. si era fermato l'intero universo. attimi, attimi, attimi. 
le tenebre si sono carbonizzate di silenzio.
all'improvviso, acciaio vivo 
..
questo anodino sfumare dell'anima e delle cose, questo azzurrino abbandono dell'indefinizione di tutto

b e r n a r d o s o a r e s

soave senza forma

stanca, scrivo con altre parole questa sera, parole di altre persone, sempre per quel processo serale di distacco profondo dalle cose.
Pessoa m'esplode sempre nell'anima e scava solchi nella percezione e nel disegno degli scenari che percorro durante le mie giornate. oggi ognuno di questi scenari è una tempera sotto l'acqua.
fuori piove ancora, ma mi manca il ticchettio forte sul vetro della mia finestra, mi manca l'assolo piovoso al risveglio la mattina.


una danza di pochi colori suona nell'anima, pianoforte a righe, e pensieri che vorrebbero in realtà sciogliersi sulle strade vuote per arrivare più in là, sotto la luce dei lampioni e saltando al passo di un tango nostalgico di pozzanghera in pozzanghera.
il riflesso sulle strade bagnate duplica tutte le cose, mondo a testa in giù dove ugualmente la fine non ha forma.
mi lascio poche parole da gustare alla sera, quando il silenzio è presenza.


allora, nella spiaggia il cui unico rumore erano le onde o il vento che passava alto come un grande aeroplano inesistente, mi abbandonavo a un nuovo tipo di sogni: cose informi e soavi, meraviglie dell'impressione profonda, senza immagini, senza emozioni, pulite come il cielo e le acque, che vibravano come i flutti di un mare che si erge dal fondo di una grande verità; tremulamente, di un obliquo azzurro in lontananza che nell'avvicinarsi diventa verde con trasparenze di altri toni verde-sporchi, e dopo aver infranto stridendo le mille braccia sfatte e averle allungate in sabbia bruna e spuma sbavata, congregando in sè tutte le risacche, i ritorni alla libertà dell'origine, la divina nostalgia, le memorie, come questa che senza forma non mi duoleva: nostalgia di uno stato anteriore, felice perchè buono o per qualcos'altro, un corpo di nostalgia con anima di spuma, il riposo, la morte, il tutto o il niente che come un grande mare circonda l'isola di naufraghi che è la vita.
E io dormivo senza sonno, ormai lontano da ciò che sentendo vedevo, crepuscolo di me stesso, rumore di acqua fra gli alberi, quiete dei grandi fiumi, freschezza delle sere tristi, lento palpitare del petto bianco del sonno infantile della contemplazione_b e r n a r d o s o a r e s

l o n t a n a

stamani è solo un'onda, solo un fendere l'aria e l'acqua
stamani è un suono dolce, che in un attimo è accaduto e l'attimo dopo è inseguito col naso in avanti, cercato, ma con una lentezza piena di sole e distrattamente

stamani è fragile e inquieto
un cuore pieno di cose senza un nome che dondolano dalla mia gola con uno strano dolore  

stamani non ho ancora aperto gli occhi perchè vorrei guardare il mondo dall'alto senza toccarlo e senza sentirlo
vorrei mi accarezzasse con una brezza inodore e con colori che ridisegnano il paesaggio, perchè io non possa riconoscerlo


..errare senz'anima nè pensiero, 
sensazione priva di sè stessa, 
per una strada che contorna montagne, 
per valli nascoste tra scarpate scoscese, 
lontano, affondato e fatale.
..Perdersi fra paesaggi come quadri. 
Non essere fatto di lontananza e colori..

b e r n a r d o s o a r e s

stamani vorrei rinascere e non ricordarmi neanche il mio nome, vorrei uno stupore infantile e semplice, vorrei tornare in una casa che non è la mia, ma appoggiata quasi in un angolo della terra da dove si possa vedere il mare, per non poter più parlare

Lucio Dalla_l e r o n d i n i