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Lisbona, l'ora di andarsene




 al sole,
i gabbiani assillanti.

l’ora di andarsene

Lisbona, 14 ottobre 2015





Lisbona, Praça do Comércio









elemento naturale: acqua

appuntarsi i profumi e gli occhi nel viaggio costruisce un vademecum del desiderio: noi trasformiamo le cose che vediamo con gli occhi e che sentiamo attraverso i sensi tutti, passando attraverso il simbolo di ciò che conosciamo, che abbiamo imparato.

mare:
lisca di pesce, sassi, pietre, sale.

mare come estasi_il fuori dallo stare, dalla stasi delle cose.

il mare è per pochi, il mare dentro, che non è mai come il mare fuori.
non concede distrazioni da sè, o pause; non concede esitazioni o momenti di paura.
al mare ci si va per starci dentro, in acqua, e guardare il cielo, che da nessun posto appare così, curvo. La volta che pare appoggiarsi sul nulla, al di là delle nuvole sopra i nostri occhi.
nuvole che camminano, forme che cambiano. tempo. memoria.

non c’è paura nel cielo, nè nel vento, nè nel rumore. 
e io presente, viva.



Neruda scriveva ‘qui vengono a finire i venti, tutti/ la pioggia si denuda’, ‘tutto in te fu  naufragio’.

nella sua poesia la donna è come il mare. sposa dell’insondabile e dell’incostanza, della sorpresa. trasformazione, vita.


il grembo come il cielo che contiene il mare; estatica, infinita.


feminine wave_katsushika hokusai

alla sera

la malinconia si fa dolce alla sera
la tristezza è un'isola ardita
e il silenzio un sale prezioso sui pensieri

solo s’accende l’animo di luci nuove
e s’accendono i porti sul mare
come sulle strade le finestre delle case

un valzer è un insieme di veli in successione
nel petto, in trasparenza
un pianoforte è l’intimità di un focolare
in una lacrima intatta


ora pure s’accendono i tuoi occhi
cosicchè i miei possono finalmente danzare

anime salve


neanche il vento della mattina di primavera lava i segni dei posti eclissati di quest'anima piena, le grida delle cose che ella non riesce a dire, il loro dolore non narrato.
nulla che bussa a tratti, disturbatore perfetto della notte nel giorno, scia nel cielo che sfuma all'orizzonte. 
tutti i vuoti riempiono il tedio senza nome di questa serata ai bordi della luce orizzontale, tramonto di tutte volontà e contemplazione nel silenzio del verde dei lungarni, dei fiori dolci che timidamente guardano alla prima primavera. 
ogni cosa vive solo perché ne posso scrivere. anche io, perchè improvvisamente non so chi sono, e mi assale un dolce dolore, nel profondo, una rabbia nella resa, spettatrice di un passo cadenzato nella leggerezza sciocca del rifiuto di questa sera che giunge nel silenzio, nel silenzio che vi è fuori ed entra nelle mie parole come un dolce veleno sottile. 
vedo solo i segni netti della luna, compagna lontana delle mie cadute e dei miei voli, dei miei assoli.
il mondo tace il cuore con un sospiro che è già a domani.
cerco gli strumenti per costruire il mio desiderio.
voglio tutti i modi delle cose, e ne voglio la musica, forte nelle orecchie e sulla pelle dell’urlo. 
io voglio l’urlo, voglio le sue montagne. voglio scrutare il mondo dall'alto come su un vascello dai colori di mare, voglio il rumore nell'acqua  lieve che arriva come una carezza sul cuore, voglio sul mio cuore anche la goccia di sale.

fabrizio de andrè_A N I M E S A L V E

Mille anni al mondo mille ancora 
che bell'inganno sei anima mia 
e che bello il mio tempo 
che bella compagnia 

sono giorni di finestre adornate 
canti di stagione 
anime salve in terra e in mare 

sono state giornate furibonde 
senza atti d'amore 
senza calma di vento 
solo passaggi e passaggi, 
passaggi di tempo 

ore infinite come costellazioni e onde 
spietate come gli occhi della memoria 
altra memoria e NON basta ancora 
cose svanite facce e poi il futuro 

i futuri incontri di belle amanti scellerate 
saranno scontri saranno cacce coi cani e coi cinghiali 
saranno rincorse morsi e affanni per mille anni 
mille anni al mondo mille ancora 
che bell'inganno sei anima mia 
e che grande il mio tempo che bella compagnia 

mi sono spiato illudermi e fallire 
abortire i figli come i sogni 
mi sono guardato piangere in uno specchio di neve 
mi sono visto che ridevo 
mi sono visto di spalle che partivo 

ti saluto dai paesi di domani 
che sono visioni di anime contadine 
in volo per il mondo 

mille anni al mondo mille ancora 
che bell'inganno sei anima mia 
e che grande questo tempo che solitudine 
che bella compagnia


questa canzone accarezza la mia anima come miele e mi riscopro amarla, contemplarla, comprenderla, ascoltarla, come si ascoltano le prime voci che giungono al mattino, quando ancora non siamo svegli, ma neppure dormiamo, preludio del mondo ancora invischiato nel sogno notturno.


nel ritorno verso casa, mi fermo a guardare il fiume da Ponte San Niccolò..un fragore lieve ma vivo, dolce e arrendevole..decine di luci mi scrutano, dal fondo dell'acqua che bisbiglia..
le sorrido: mi attende un fragore maggiore, muro di suono costante e salato.


come Neruda penso al mio essere perduto nel suo, alla mia sostanza imperfetta nella sua, e mi trovo in adorazione.