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autoritratto con abbraccio

il nostro corpo è anche la misura delle parole
alda merini


le mie stanno
appese alle labbra
come sul ciglio di un trampolino 
sul mare

Self-Portrait with Laurence
A r n o R a f a e l M i n k k i n e n


guardano l’acqua
sentono il vento

attendono
sul tempo del vento
sul ciglio di uno slancio

indugiano sull’umanità
trattenendola in un silenzio di madre.

la mia eternità odora di sale e di ali spalancate

mi abbraccio



_come si sta appesi al vento?, mi chiede la roccia

_non lo so, rispondo, 
io sto appesa a un’onda, ma con la tua stessa forza


  
appesi a un silenzio di un momento,
di un indugio facciamo la nostra eternità, come quella che si porta dietro un segreto o il senso di una fine.


elemento naturale: acqua

appuntarsi i profumi e gli occhi nel viaggio costruisce un vademecum del desiderio: noi trasformiamo le cose che vediamo con gli occhi e che sentiamo attraverso i sensi tutti, passando attraverso il simbolo di ciò che conosciamo, che abbiamo imparato.

mare:
lisca di pesce, sassi, pietre, sale.

mare come estasi_il fuori dallo stare, dalla stasi delle cose.

il mare è per pochi, il mare dentro, che non è mai come il mare fuori.
non concede distrazioni da sè, o pause; non concede esitazioni o momenti di paura.
al mare ci si va per starci dentro, in acqua, e guardare il cielo, che da nessun posto appare così, curvo. La volta che pare appoggiarsi sul nulla, al di là delle nuvole sopra i nostri occhi.
nuvole che camminano, forme che cambiano. tempo. memoria.

non c’è paura nel cielo, nè nel vento, nè nel rumore. 
e io presente, viva.



Neruda scriveva ‘qui vengono a finire i venti, tutti/ la pioggia si denuda’, ‘tutto in te fu  naufragio’.

nella sua poesia la donna è come il mare. sposa dell’insondabile e dell’incostanza, della sorpresa. trasformazione, vita.


il grembo come il cielo che contiene il mare; estatica, infinita.


feminine wave_katsushika hokusai

è dentro la pelle
in fondo al pensiero
dietro al respiro
sul terreno del battito

è alle spalle dello sguardo

è nel sogno,
nella notte che giunge
nel mattino che mi sveglia
nel profumo del mondo
nel mondo

stupore nella semplicità



ti osservo
mentre ogni altra cosa tace nell’istante in cui i miei occhi ti entrano nella pelle
nel pensiero e nel mare dietro ai tuoi occhi

non voglio un istante senza quest’oceano che mi inonda l’anima
che la fa tremare nello zampillo di un’onda che s’è fermata in una spuma infinita

non voglio un istante senza l’odore familiare del rifugio nella notte
senza la pelle calda che accarezza ogni mio desiderio

e la vita appare come il prato immenso che si osserva da un’altalena sul mondo


foto_arno rafael minkkinen

una tigre blu sotto la pioggia


indaco, questo è oggi.
pioggia, infinita.

quel che resta del giorno è dentro la mia nuca e dentro la mia altezza.

desideri: un treno e un libro,
come dire un viaggiatore e un viaggio.

b y e b y e m o n a m o u r_ludovico einaudi

chissà dove va l'onda che non giunge sulla riva, quella che non si travolge sulla battigia, quella che torna lontano, unita nelle sue voci.
chissà cosa si porta dietro, cosa non lascia a chi la scorge da lontano, mentre rifugge dal termine della sua corsa.

ballerine bagnate e dita scoperte.
pianoforti tra persone che più non ascolto, che più non hanno voci, ma solo gesti.

sono io l'onda che rifugge, quella che non lascia tracce sulla sabbia neanche per un istante, lontana, dal tempo e dagli ormeggi.
anche la riva è lontana, troppo.

qualcuno ha deciso che non deve smettere di  piovere,io ho deciso di non scegliere, di non svelare, di non dire. il sentire si fa sempre più leggero, l'eco si smorza in una nuvola di nebbia bassa e nel profumo bagnato dei gelsomini.

la mia anima è blu, come la tigre che mi passeggia accanto.






c a p r i c c i o


pomeriggio di mare, pomeriggio di sale sul tempo che più non esiste.
pomeriggio fluido e leggero 
come onda gentile che spumeggia sulla sabbia asciutta, che s’alza, si frantuma e si ritira, che avanza senza misura se non quella del caso
come vento caldo sulla pelle, sposta di lato i capelli, per poter sentire le voci da lontano
le voci che raccontano e quelle che neanche parlano, quelle che canticchiano qualcosa che non si sa cos’è.

tutto in un’unica carezza in verticale.
tutto in un’unica sensazione che muta e passa sull'umanità come un cashmere gentile e profumato passa sulla pelle, un profumo familiare che scivola dentro insieme a tutte le altre cose, dondolo su fiume caldo a occhi chiusi.

domenica di latte e fumo, confusione di sensi in evaporazione.
trasudano come resina dalla scorza, che scende, non per gravità, ma solo per capriccio
che resta attaccata alla superficie non per stato, ma per percepire la brezza e scuotere l’anima con il brivido dell’ aria che la contiene.
le immagini cristallizzate in qualche istante che riesplode e che si insinua sottile nelle pause del pensiero, di un’idea.
che viene da dentro, lì dove muore il giorno e si schiaccia il suono, lì dove va moltiplicandosi un senso del tutto che si annacqua, che galleggia, che naufraga verso la morte del senso universale, senza un volto e senza dire una parola, ma con una grazia lattea e tiepida.


Nel cielo di cenere affonda 
il giorno dentro l'onda 

sull'orlo della sera 

temo sparirmi anch'io nell'ombra 

la notte che viene è un'orchestra 
di lucciole e ginestra 
tra echi di brindisi e fuochi 
vedovo di te 
sempre solo sempre a parte abbandonato 
quanto più mi allontano lei ritorna 
nella pena di una morna 

e sull'amore che sento soffia caldo un lamento 
e viene dal buio e dal mar 
e quant'è grande la notte e il pensiero tuo dentro 
nascosto nel buio e nel mar 
grido non più 
immaginare ancor 
tanto qui c'è soltanto vento 
e parole di allora 

il vento della sera sarà 
che bagna e poi s'asciuga 
e labbra che ricordano e voce 
e carne che si scuote sarà 
sarà l'assenza che m'innamora 
come m'innamorò 
tristezza che non viene da sola 
e non viene da ora 
ma si nutre e si copre dei giorni 
passati in malaora 
quando è sprecata la vita 
una volta 
è sprecata in ogni dove 

e sull'amore che sento soffia caldo un lamento 
e viene dal buio e dal mar 
e quant'è grande la notte e il pensiero tuo dentro 
nascosto nel buio e nel mar 
grido non più 
immaginare ancor 
quel che tanto è soltanto 
vento e rimpianto di allora 

il vento della sera sarà 
che bagna e poi s'asciuga 
e ancora musica e sorriso sarà 
e cuore che non tace 
la schiuma dei miei giorni sarà 
che si gonfia e poi si spuma 
sarà l'anima che torna 
nella festa di una morna

Vinicio Capossela_M O R N A


foto_u r su l a b a s t a



s p u m a b i a n c a


la sedia a dondolo mi culla da un paio d'ore
‎ticchettio disordinato, gocce cristallizzate
tè al bergamotto.
musicale e appannato, il respiro..ed è subito sera, stasera.
un sogno annullare tutti gli impegni fino a domani, pensare a un tempo sublimato dal piacere silenzioso della compagnia di sè.
le pareti della mia camera sembrano dilatarsi e un cielo sconfinato pieno di pioggia lieve si riversa sul pavimento, e posso sentirlo il profumo del sottobosco, posso vedere gli occhi delle fate che so vegliare ataviche sulla mia storia.
l'acqua si porta via il giorno, lava via il trucco, scivola riscaldandosi con rivoli lenti verso il basso, scolpisce col riflesso lunare il sonno che giunge fin dentro la scorza.
sonno oscillante con le punte dei piedi sospese sul bagnasciuga..aspettando l’onda giusta.
la rincorre, la vede, aspetta quella più alta...un po’più in là, perso nel gioco della linea di spuma bianca che anela a ritornare nel grembo.


foto_u r s u l a b a s t a



m'immergo dolcemente, già naufraga.

seta


non c’è più niente.
a questo penso spesso gli ultimi giorni.

solo una serenità semplice, un semplice disincanto. 
nuovo.

il tempo passato non riesco a percepirlo. il tempo cercato, il tempo rincorso, il tempo trovato, il tempo creato, il tempo reinventato. Non riesco a pensare quanto tutto sia lontano, quanto io sia lontana da tutto quello che sono stata, dalle cose che ho visto, che ho sentito. 
lontana dai profumi, dai pensieri raggomitolati sul tempo rubato, rubato al solito.


strana la sensazione di farsi bastare, la sensazione di lasciarsi andare alle cose, nelle cose, a una diversa deriva, senza parlare, senza aspettare, senza rincorrere un qualcosa, un qualcuno. 
strana la leggerezza all'abbandono del superfluo, di tutto ciò che non serve più sentire, più sapere, più dire.


ma questa essenzialità, questa energia che viaggia in quest’aria che rinasce lentamente, mi fa sorridere.
piove ancora ma dopo tanto tempo ieri sera l'ho sentito, il desiderio.
il brivido che lega i capelli alle caviglie passando per la schiena come una lama sottile che d'improvviso non è più sopra la pelle ma dentro la carne
la danza che non è fuori ma tra le trame delle fibre muscolari, come unguento caldo che chiama a sè, dentro e fuori dal centro.
la presenza, primitiva, che si muove e mi indossa come seta.


foto_a r n o r a f a e l m i n k k i n e n



Jimmy Page & Robert Plant with The Pharaoh's Egyptian Ensemble and Osaka Symphony Orchestra_k a s h m i r


ieri sera ero seta. ero sabbia rossa, vento tra le dune, onda che si frantuma, risacca. ero la tramontana tra le fronde. ero il profumo dell'eucalipto vicino al mare.

pausa. 

io, ora.

soave senza forma

stanca, scrivo con altre parole questa sera, parole di altre persone, sempre per quel processo serale di distacco profondo dalle cose.
Pessoa m'esplode sempre nell'anima e scava solchi nella percezione e nel disegno degli scenari che percorro durante le mie giornate. oggi ognuno di questi scenari è una tempera sotto l'acqua.
fuori piove ancora, ma mi manca il ticchettio forte sul vetro della mia finestra, mi manca l'assolo piovoso al risveglio la mattina.


una danza di pochi colori suona nell'anima, pianoforte a righe, e pensieri che vorrebbero in realtà sciogliersi sulle strade vuote per arrivare più in là, sotto la luce dei lampioni e saltando al passo di un tango nostalgico di pozzanghera in pozzanghera.
il riflesso sulle strade bagnate duplica tutte le cose, mondo a testa in giù dove ugualmente la fine non ha forma.
mi lascio poche parole da gustare alla sera, quando il silenzio è presenza.


allora, nella spiaggia il cui unico rumore erano le onde o il vento che passava alto come un grande aeroplano inesistente, mi abbandonavo a un nuovo tipo di sogni: cose informi e soavi, meraviglie dell'impressione profonda, senza immagini, senza emozioni, pulite come il cielo e le acque, che vibravano come i flutti di un mare che si erge dal fondo di una grande verità; tremulamente, di un obliquo azzurro in lontananza che nell'avvicinarsi diventa verde con trasparenze di altri toni verde-sporchi, e dopo aver infranto stridendo le mille braccia sfatte e averle allungate in sabbia bruna e spuma sbavata, congregando in sè tutte le risacche, i ritorni alla libertà dell'origine, la divina nostalgia, le memorie, come questa che senza forma non mi duoleva: nostalgia di uno stato anteriore, felice perchè buono o per qualcos'altro, un corpo di nostalgia con anima di spuma, il riposo, la morte, il tutto o il niente che come un grande mare circonda l'isola di naufraghi che è la vita.
E io dormivo senza sonno, ormai lontano da ciò che sentendo vedevo, crepuscolo di me stesso, rumore di acqua fra gli alberi, quiete dei grandi fiumi, freschezza delle sere tristi, lento palpitare del petto bianco del sonno infantile della contemplazione_b e r n a r d o s o a r e s

l o n t a n a

stamani è solo un'onda, solo un fendere l'aria e l'acqua
stamani è un suono dolce, che in un attimo è accaduto e l'attimo dopo è inseguito col naso in avanti, cercato, ma con una lentezza piena di sole e distrattamente

stamani è fragile e inquieto
un cuore pieno di cose senza un nome che dondolano dalla mia gola con uno strano dolore  

stamani non ho ancora aperto gli occhi perchè vorrei guardare il mondo dall'alto senza toccarlo e senza sentirlo
vorrei mi accarezzasse con una brezza inodore e con colori che ridisegnano il paesaggio, perchè io non possa riconoscerlo


..errare senz'anima nè pensiero, 
sensazione priva di sè stessa, 
per una strada che contorna montagne, 
per valli nascoste tra scarpate scoscese, 
lontano, affondato e fatale.
..Perdersi fra paesaggi come quadri. 
Non essere fatto di lontananza e colori..

b e r n a r d o s o a r e s

stamani vorrei rinascere e non ricordarmi neanche il mio nome, vorrei uno stupore infantile e semplice, vorrei tornare in una casa che non è la mia, ma appoggiata quasi in un angolo della terra da dove si possa vedere il mare, per non poter più parlare

Lucio Dalla_l e r o n d i n i